CONFERENZE | Forlì : Cuori e vestiti. La costruzione del corpo della donna dall’età Romantica a oggi.

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Mercoledì 23 Ottobre 2019 ore 16:00
Foro Boario

per il ciclo di conferenze

Argomenti di storia

 “Cuori e vestiti: la costruzione del corpo della donna

dall’età Romantica a oggi” 

 

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RELATORE: Dino Mengozzi (con proiezioni)

Laureato con lode all’Università di Bologna nel 1978, ricercatore di Storia moderna nell’Università di Urbino dal 1988. Distaccato dal 1992-1994 presso l’Institut d’Histoire de la Révolution Française, Université de Paris I, Panthéon – Sorbonne. Nel 2001 chiamato come Professore Associato nell’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, presso la Facoltà di Scienze della Formazione.

Ha inizialmente prestato attenzione alla storia delle idee, nella dialettica fra resistenze e rotture alla modernizzazione, a partire dal periodo napoleonico, dedicando saggi al giacobinismo e alle insorgenze nei territori dell’Italia centrale. Il triennio alla Sorbona – Parigi I, sotto la direzione di Michel Vovelle, gli precisava la dialettica di rotture e continuità del processo di modernizzazione, ampliando l’analisi verso le mentalità e le sensibilità collettive, e lo avvicinava alle nuove prospettive offerte dalla storia sociale e ai procedimenti della storia quantitativa. Ha dedicato, quindi, una serie di pubblicazioni al tema della violenza, da cogliere nel rapporto fra sicurezza e insicurezza, attraverso l’analisi dei comportamenti irregolari e dell’ordine pubblico, allo scopo di cogliere la disgregazione sociale, nel tramonto dello Stato pontificio. E alla gestione laica della morte, al tempo della formazione dei primi partiti politici, negli ultimi decenni dell’Ottocento, e la Grande guerra. Mengozzi ripercorreva le pratiche associative e la formazione di un ventaglio di simboli e credenze profane, con le quali si attuava la costituzione della politica democratica in Italia, in conflitto con le autorità religiose da un lato e i ceti liberali moderati dall’altro. Da quella soglia, dove “cadono le maschere”, era possibile osservare l’invenzione della “morte rossa”, con l’accompagno senza preti, le musiche e un colorito cerimoniale, che segnava la presa di coscienza della laicità e il coinvolgimento dei ceti popolari nella dialettica 4 politica dell’Italia unita. Dai corpi morti, ai corpi vivi. Il tema della corporeità gli si imponeva come via per cogliere all’interno della storia sociale le pubbliche sensibilità, specie per quanto concerne i linguaggi dei corpi dei leader carismatici. 

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