CONFERENZE | Forlì : Quando i migranti eravamo noi. L’emigrazione italiana fra fine Ottocento e inizio Novecento

Mercoledì 06 Dicembre 2017

ore 16,00 Foro Boario 

per il ciclo  di conferenze

“Ombre e luci nella scrittura in Romagna”

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        presenta 

    Quando i migranti eravamo noi. L’emigrazione italiana tra fine Ottocento e inizio Novecento

Ai partecipanti verrà consegnata una copia della pubblicazione “Raniero Paulucci di Calboli Saggi sulla emigrazione italiana (fine 800 – primi 900)”.

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 Relatore: Flavia Bugani

 

Flavia Bugani è laureata in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna. Ha poi conseguito il perfezionamento in Storia dell’Arte Medioevale e Moderna, presso la medesima Università.

Già Responsabile del Reparto Musei del Comune di Forlì, ha rivolto particolare attenzione all’organizzazione dei musei cittadini, alla loro sempre maggiore conoscenza attraverso la didattica e alla valorizzazione culturale e turistica della città.

Opera nell’ambito della ricerca storica dal sec. XIX ai nostri giorni e della critica d’arte contemporanea. Al suo attivo ha numerosissimi articoli, pubblicazioni e conferenze. Relativamente ai testi di argomento storico, si evidenziano quelli dedicati a Piero Maroncelli, Felice Orsini, Antonio Fratti, Giorgina Craufurd Saffi, Aurelio Saffi, Achille Cantoni, Giovita Lazzarini, Fulcieri Paulucci di Calboli, nonché alla partecipazione femminile al Risorgimento e all’emigrazione romagnola di fine Ottocento. Relativamente ai cataloghi d’arte, si evidenziano quelli riguardanti Eugenio Barbieri, Francesco Olivucci, Pier Claudio Pantieri, Enzo Pasqui, Carlo Stanghellini e gli artisti del sec. XX operanti anche nella produzione a carattere sacro.

Flavia Bugani fa parte di svariate associazioni culturali. Nell’ambito di tali associazioni e di iniziative personali svolge attività di ricerca e di divulgazione culturale.

Nel maggio 2004 le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” e nel dicembre 2010 quella di Ufficiale sempre “al merito della Repubblica Italiana”.

 

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